Climate Clock, ecco perché è importante tenerlo sempre d’occhio

Climate Clock

Spesso e volentieri si sente parlare di Climate Clock, ma si corre il rischio di parlare con troppa sufficienza. Ebbene, è comparso esattamente nel bel mezzo di New York City, riprodotto sulla facciata dell’altissimo grattacielo Metronome di Union Square e la notizia che è stata diffusa non è affatto piacevole.

Infatti, il nostro pianeta, esattamente per come lo conosciamo in questo momento, ha solamente sette anni di vita. Si tratta di un timer che vuole spingere e stimolare un po’ tutti noi a fare di più per ridurre il più possibile i danni sul clima, così come riflettere su tutte quelle conseguenze che derivano dal fenomeno del cambiamento climatico.

Un orologio che non fa altro che scorrere continuamente a ritroso, sfruttando quelli che sono i dati che sono stati diffusi da parte di uno studio realizzato dalle Nazioni Unite. Quindi, la Terra avrebbe le capacità e le risorse per resistere all’attuale livello di emissioni di gas nocivi fino al 2028 e non oltre tale soglia temporale. Solo l’uomo può allungare tale tempistica, ma solamente impegnandosi seriamente con un progetto ben definito e degli obiettivi che non possono più tardare nell’essere stabiliti.

Si tratta di un richiamo ad una maggiore consapevolezza a livello ambientale, con l’obiettivo di migliorare, ma al contempo pure potenziare, oltre a puntare ad avere un maggior coordinamento dei vari progetti che, in ambito internazionale, mirano a far calare le emissioni nocive all’interno dell’ambiente, sia in riferimento all’anidride carbonica che a tante altre sostanze che vengono considerate nocive.

Questo Climate Clock non fa altro che mettere in evidenza come la Terra corra il serio pericolo di dover fare i conti con una data di scadenza che si avvicina sempre di più. In ogni caso, a meno di sconvolgimenti climatici che avvengono a livello mondiale, la responsabilità di un risultato negativo oppure di non aver raggiunto tale traguardo, sarebbe solo ed esclusivamente dell’uomo.

Tra le varie conseguenze del cambiamento climatico troviamo anche la possibilità che non ci sia più birra. Una simulazione che è stata portata a termine da parte della Peking University di Pechino, non fa altro che allarmare tutti coloro che hanno la passione per questa bevanda bionda. Secondo tale simulazione, ad esempio, in Irlanda, tra ottant’anni, una pinta di birra potrebbe avere un costo addirittura pari al 338% in più in confronto a quello che viene praticato al giorno d’oggi. Un prezzo pazzesco, eppure gli effetti dei cambiamenti climatici potrebbero portare a tante novità che non ci piaceranno…

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